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Un viaggio nel Barolo

Il primo wine tasting di cui voglio parlare è stato organizzato da Ais Bari in collaborazione con Eataly presso l’Hotel Palace di Bari: Borgogno wine experience

Siamo in Piemonte, la patria del re dei vini: il Barolo. Borgogno è una delle più antiche aziende italiane, fondata nel 1761 da Cesare Borgogno, e a presentarla è l’enologo Andrea Farinetti, figlio minore del patron di Eataly, alla conduzione dell’azienda dal 2010. 

Andrea ha raccontato la storia dell’azienda, il cui prodotto di eccellenza, il Barolo, fu scelto nel 1861 per il pranzo celebrativo dell’unificazione d’Italia. Nel 1920 una casualità ha reso questo vino famoso: Cesare Borgogno dimentica le migliori annate per 20 anni in cantina e questa diventa una pratica di conservazione per gli anni a seguire. Nel 2008 la famiglia Farinetti rileva l’azienda, con un motto “cambiare tutto per non cambiare niente”!

La langa del Barolo, sede dell’omonima DOCG, è il territorio in cui ci troviamo. Si tratta di 11 Comuni disposti in un’area – detta tavola di Giotto – in cui Barolo, che si colloca al centro, divide 5 Comuni caratterizzati da terreni sabbiosi in cui si producono vini più freschi e di pronta beva da altrettanti Comuni in territorio ricco di marne che danno vita a vini più potenti e longevi. I vini prodotti nel mezzo donano quindi eleganza e struttura. Nella zona di Barolo Cannubi è il cru di eccellenza, quindi un vigneto con un terreno in cui si trovano tutte le caratteristiche che determinano la produzione di un ottimo Barolo (non a caso la prima bottiglia conservata delle Langhe riportava in etichetta “Cannubi 1751”).

Andrea ci spiega l’importanza dei boschi nelle zone di produzione perché inducono gli animali a vivere in luogo separato dalle vigne, consentendo anche di ridurvi i trattamenti. Inoltre l’uva è a residuo 0: non sono usati concimi chimici o diserbanti e i trattamenti sostenibili prevengono le malattie della vite. L’attenzione si ritrova anche in cantina dove non si usano lieviti selezionati e l’affinamento avviene in grandi botti in rovere di Slavonia per garantire la permanenza delle caratteristiche dell’uva nel vino prodotto. 

Ma passiamo alla parte più interessante… il tasting! In degustazione ci sono 8 vini presentati dal sommelier AIS Nicola Signore e commentati dall’ospite della serata.

Iniziamo con un bianco, il primo e l’ultimo della serata e il primo bianco prodotto dall’azienda: Langhe Riesling 2015, ERA ORA. Sono stata sorpresa da questo vino, di cui ho apprezzato innanzitutto il nome di fantasia ma soprattutto la qualità. E’ il vino dedicato alla madre di Andrea, che non apprezza i rossi. Si tratta di un riesling, prodotto da uve coltivate nella parte più alta della Langa, nella zona di Castino, dove i venti marini provenienti da Genova si incontrano con quelli di montagna, generando ottime condizioni pedoclimatiche. Il vino è fresco, intenso, equilibrato, diverso rispetto ad altri Riesling ma destinato ad esprimersi bene anche con il passare del tempo.

Partono i rossi in degustazione. Il primo è il DOLCETTO D’ALBA 2015. Il vino piemontese di tutti i giorni. A me piace tantissimo questo vino! Andrea lo definisce come un po’ sfortunato visto che alcuni possono pensare erroneamente che non si tratti di un vino secco. Questa versione di Borgogno è di colore rubino carico, un po’ diverso dagli altri suoi simili che in effetti sono spesso meno pigmentati. Al naso spiccano ciliegia, frutti di sottobosco, un vino dalla spiccata acidità. E’ un vino a tutto pasto che è sempre bene avere nella propria cantina… Allora ho deciso di comprarne anche una bottiglia!

Arriva il momento di assaggiare il vino detto “degli amici”, per l’allegria che infonde, considerato un po’ come un “lambrusco piemontese” o una “bonarda piemontese” se si pensa alla Lombardia. Si tratta del LANGHE FREISA 2014. La freisa è la madre del nebbiolo e il vino in degustazione è caratterizzato da una speziatura solleticante al naso, all’assaggio si nota un bel grado di astringenza tannica. 

 

 

Passando al nebbiolo, un vino che mi ha colpito particolarmente è NO NAME 2012. Un nome scelto da Oscar Farinetti per opporsi alla burocrazia italiana che ha visto negare a questo vino il riconoscimento di Barolo DOCG, declassato a Langhe Nebbiolo DOC. Nulla da invidiare alle bottiglie più fortunate in degustazione, da cui tuttavia si differenzia per un colore meno aranciato.

Di questo vino così importante proviamo BAROLO CLASSICO 2012, BAROLO LISTE 2011 e BAROLO RISERVA 2003 nonché per finire in bellezza 1982! Con mia sopresa ho notato che il Barolo non è apprezzato da tutti, forse perchè effettivamente la spinta acida è notevole.

Ma che dire di questi vini? Il primo, Barolo classico, è prodotto dall’assemblaggio di uve di tre cru. Mi è piaciuto ma non quanto il secondo. Barolo Liste 2011 è il risultato delle uve migliori dei cinque cru, davvero molto elegante: aranciato alla vista, dai profumi di frutti rossi e speziatura, con una forte spalla acida. E infine… le riserve. Esprimono al meglio l’eleganza e la potenza di questo vino. Il 2003, dal colore sempre più scarico dei precedenti, è un tripudio di profumi eterei ma non mancano speziatura e sentori di frutti di bosco, un vino intenso e persistente. Ovviamente il privilegio di assaggiare la riserva 1982, dato il valore di questa bottiglia, è stato grande. In ottima salute questo vino più vecchio di me, di un granato quasi trasparente, ma ricchissimo di profumi e dal tannino ancora vivo.

Bellissima esperienza e grandi vini, peccato però che Borgogno non abbia pensato di farci assaggiare anche un Barolo un po’ diverso, da amante degli aromatizzati. Mi riferisco al Barolo chinato di loro produzione… penso proprio che recupererò! 

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