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Sorprese e scoperte dal Vinitaly

Oggi giornata di shopping… anzi wine shopping! E allora ho pensato di fare una lista partendo dai vini che mi hanno maggiormente colpito al Vinitaly. L’esperienza al Vinitaly, soprattutto quando è la prima, lascia davvero senza parole… ma ho provato a riordinare le idee! 

Parto dal bianco che mi ha colpito di più in questo wine tour: la MALVASIA FRIZZANTE di Cantina di Vicobarone.

 Riconoscimento come miglior vino frizzante d'Italia 2017 da inserire nella guida
Riconoscimento come miglior vino frizzante d’Italia 2017 da inserire nella guida “5 Star Wines The Book”.

Siamo nella Val Tidone, tra le province di Pavia e Piacenza. La Cantina nasce nel 1960 a Vicobarone di Ziano Piacentino. Colli Piacentini DOC, questo vino è prodotto da Malvasia bianca aromatica di Candia. Il nome di questa uva deriva dalla città greca di Μονεμβασιά (Malvasia), situata nell’isola di Candia, odierna Creta. Il vitigno, secondo quanto scritto negli Annali dell’agricoltura del Regno d’Italia nel 1813, era una delle varietà locali, dunque dalla Grecia giunse nel piacentino dove è diventata l’uva a bacca bianca più coltivata. Oltre alle spiccate note floreali questa Malvasia colpisce per la finezza del perlage e la sapidità che lo rende davvero piacevole ed elegante. Con il gutturnio la malvasia dell’azienda partecipa anche al progetto “VIVA Sustainable Wine” del Ministero dell’Ambiente per misurare la performance di sostenibilità del vino italiano.

 Terra! Albana di Romagna dell'azienda Villa Papiano. Consigliato da Slow wine.
Terra! Albana di Romagna dell’azienda Villa Papiano. Consigliato da Slow wine.

Altro vino bianco davvero davvero unico è TERRA! di Villa Papiano. In località Modigliana nella provincia Forlì-Cesena, Villa Papiano è un castello in pietra della famiglia nobile dei Papiani che nel 600 da insediamento di frontiera diventa area vocata all’attività agricola, dando vita a interessanti vitigni che beneficiano del terroir dell’Appenino Tosco Romagnolo. IGT Sillara, 100% albana, un vitigno autoctono, la cui qualità era stata riconosciuta in epoca alquanto remota. La figlia dell’imperatore Teodosio, Galla Placidia, bevve questo vino in Romagna mentre si recava in Toscana. La mescita avvenne in una brocca di terracotta, allora, apprezzando il vino, esclamò “Non così umilmente ti si dovrebbe bere, bensì berti in oro, per rendere omaggio alla tua soavità!”. Di qui l’origine del nome Bertinoro, paese in provincia di Forlì-Cesena. 

A proposito di terracotta… La vinificazione avviene in anfore di terracotta, i kvevri georgiani, seguendo il metodo tradizionale usato in antichità. Questa scelta condiziona il vino meno di una botte di legno e la micro-ossigenazione è ottimale. Tutto ciò è la premessa per un vino particolarmente terroso, con sentori di pesca, spiccata mineralità e una bella spalla acida.

 Rosso Fosco - Cantina sociale formigine pedemontana. Vino selezionato per l'inserimento nella Guida
Rosso Fosco – Cantina sociale formigine pedemontana. Vino selezionato per l’inserimento nella Guida “5 Star Wines The Book 2017”.

Il Lambrusco e io abbiamo un rapporto complicato: lo preferisco più alla vista che all’assaggio! Scherzi a parte, nonostante tutto per fortuna ci sono sempre le eccezioni che confermano la regola… Siamo sulla collina modenese, patria del Lambrusco. Questo vino, il ROSSO FOSCO Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC, è un frizzante semisecco della Cantina sociale Formigine Pedemontana a Corlo di Formigine (MO). L’azienda nasce nel 1920 da 49 agricoltori locali e oggi è diventata una realtà frutto della fusione con la Cantina Pedemontana di Sassuolo con 420 soci. Il 60% della produzione è di Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC. 

Di colore rosso rubino con riflessi violacei, differente rispetto al più chiaro Lambrusco di Sorbara. La rifermentazione segue il metodo Charmat in autoclave e presenta una gradazione alcolica di 9,5% con un residuo zuccherino di 18 g/litro. Spiccano i sentori di frutti di bosco, con una buona persistenza e freschezza. La sua struttura non esclude anche l’abbinamento con piatti più complessi, anche secondi di carne e addirittura frutta e dessert. Un lambrusco davvero piacevole!

 Nero d'Avola di CVA Canicattì. Vino selezionato per l'inserimento nella Guida
Nero d’Avola di CVA Canicattì. Vino selezionato per l’inserimento nella Guida “5 Star Wines The Book 2017”.

Passando un bel più a sud ecco che si trova un bel NERO D’AVOLA, Aquilae Bio Terre Siciliane IGP. Siamo in Sicilia, CVA Canicattì ha i propri vigneti in una zona di circa 1000 ettari in ben 60 contesti viticoli diversi. Questo nero d’Avola è coltivato tra Canicattì e i comuni dell’entroterra di Agrigento, dove il terreno è sabbioso e calcareo e le vigne si trovano tra i 250 e i 400 m. s.l.m. L’azienda, mettendo insieme piccoli produttori della zona, opera per coniugare le tradizioni siciliane alle innovazioni tecnologiche. L’idea che muove ad esempio questa linea Bio è quella di vini organici prodotti dalla conversione in biologico di alcuni ettari di vigneto. Ad oggi oltre al Nero d’Avola producono anche Grillo e poi Delicio (blend di Nero d’Avola e Nerello mascalese). Un buon vino, di ottima struttura, fruttato, persistente e perfetto per l’abbinamento con secondi di carne, selvaggina e formaggi di media stagionatura.

 Kimia Tenute Chiaromonte.
Kimia Tenute Chiaromonte.

Nel padiglione  Puglia diciamo che ero alla ricerca di qualcosa di poco noto e, stanca dei bianchi e dei rossi, volevo trovare una novità nell’ambito dei rosati. Per fortuna c’era il mio amico sommelier Gianpaolo che mi ha consigliato questo: KIMIA delle Cantine Chiaromonte. L’azienda nata nel 1826 nella zona di Acquaviva delle Fonti è famosa per la coltivazione di Primitivo di Gioia del Colle. L’ultima generazione della famiglia ha unito ai vecchi alberelli nuovi impianti a spalliera, con un’attenzione particolare alla coltivazione biologica e il rispetto del territorio e delle caratteristiche del vitigno. Questo vino però ha qualcosa di innovativo: è prodotto da uve pinot nero che donano una particolare eleganza a questo bel rosato, dai sentori floreali e fruttati, dalla bella personalità. Perfetto per antipasti, soprattutto crostacei e frutti di mare.

Mi sono imbattuta in questi vini straordinari di Valdicava, azienda di Montalcino, patria del sangiovese. Le caratteristiche pedoclimatiche della zona sono eccezionali: influsso del Mar Tirreno, Monte Amita a protezione, boschi e venti. Il sangiovese è il re dell’azienda, coltivato a regola d’arte. Oltre al ROSSO DI MONTALCINO 2014 da sangiovese in purezza (di struttura ma anche un vino fresco) sono colpita dal BRUNELLO VALDICAVA 2012, un rosso robusto, di personalità e persistente. Quello che però spicca tra tutti è il BRUNELLO MADONNA DEL PIANO RISERVA 2010. Madonna del Piano è il cru più antico del brunello. E’ un vino avvolgente, dai molteplici sentori, molto persistente, dal tannino maturo. Un rosso regale! 

 In preparazione il Nero Negroni con Ottocentonero di Albinea Canali.
In preparazione il Nero Negroni con Ottocentonero di Albinea Canali.

Al Vinitaly anche i cocktail fanno la loro parte. E direi che uno tra quelli che mi è piaciuto di più è quello fatto con i vini di Albinea Canali. Con il primo, OTTOCENTOROSA, hanno proposto il cocktail pink lady, con cedrata e tonica. L’Ottocentorosa è uno spumante extra dry da lambrusco grasparossa e lambrusco di Sorbara da vitigni delle colline in provincia di Reggio Emilia e Modena. I sentori floreali di rosa e di frutta si integrano con la cedrata, dando vita a un cocktail delicato e piacevole.

Ma è con l’OTTOCENTONERO che il mix è più interessante al mio palato: il Nero Negroni prevede infatti l’aggiunta di red vermouth e bitter. Uno dei miei cocktail preferiti! La base di questo vino frizzante secco è di lambrusco salamino, lambrusco grasparossa e ancellotta. Il frizzante ai frutti di bosco si miscela egregiamente con il vermouth e il bitter, per un cocktail di carattere e intensità!

 Marsala Vintage di Francesco Intorcia.
Marsala Vintage di Francesco Intorcia.
 Cocktail a base Marsala Vintage Vergine secco.
Cocktail a base Marsala Vintage Vergine secco.

Dulcis in fundo non poteva mancare un cocktail a base dolce… e che dolce! Questo MARSALA VINTAGE VERGINE del progetto Heritage di Francesco Intorcia è lasciato riposare per oltre dieci anni in fusti di rovere e sviluppa profumi molto evoluti e complessi. I sentori di frutta secca sono esaltati nel mix con liquore alla nocciola e rum che creano un cocktail davvero eccezionale, con il quale ho concluso in bellezza il mio giro al Vinitaly!

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