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Il Quarto Colore del vino

Oggi vi parlo del quarto colore dei vini… l’arancione!! Colore estivo per eccellenza, meno consueto nel calice, ottimo per una wine experience sopra le righe!

Si chiamano ORANGE i vini macerati dal colore che va dall’oro all’arancio, così singolari alla vista e al gusto. Attenzione però a non confonderli con la denominazione spagnola in Andalusia di un vino metodo soleras secco e aromatizzato all’arancia, perché si tratta di un vino ben diverso. 

Si utilizzano uve a bacca bianca il cui mosto fermenta a contatto con le bucce per periodi da pochi giorni a molti mesi. Di solito non si usano lieviti selezionati ed è seguito un protocollo spontaneo, che dà luogo a vini imperfetti con un minor impatto dell’intervento dell’uomo.

“Orange wine” è stato coniato dall’importatore britannico David Harvey che descriveva questo stile di vinificazione. In realtà fino agli anni 70 il colore dei bianchi aveva quasi sempre sfumature tendenti all’ambrato ma poi si è scelto progressivamente di sbiancare questa tonalità perseguendo uno standard di limpidezza del colore. E come un po’ tutte le mode si è alla fine deciso di recuperare una tradizione di vinificazione in grado di restituire al vino la sua vera essenza. 

Si rintraccia in effetti in un antico passato l’origine di questi vini quando, all’epoca dei romani e nel Caucaso, l’unica tecnica di vinificazione era proprio questa. Sono vini che fanno viaggiare nel tempo quando la macerazione avveniva con le bucce e la fermentazione era naturale, senza filtraggi. 

E quindi oggi la scelta di procedere secondo questi parametri passa per una politica di ecosostenibilità, con la cura di vigneti privi di prodotti di sintesi e la produzione limitata anche in virtù delle tecniche molto delicate. Insomma un vino etico, di nicchia e di qualità!

E le caratteristiche? La macerazione con bucce dà luogo a vini bianchi caratterizzati dalla presenza di tannini. Una delle peculiarità è il profumo intenso dato dalle sostanze aromatiche della buccia ove si trovano i flavonoidi che, insieme alla lignina dei vinaccioli, danno luogo al colore aranciato. Le nuances variano a seconda delle tipologie di uva, delle annate, del momento della raccolta e verificazione e dell’estrazione. 

E così si va da un giallo oro a un arancio chiaro, rame, ocra fino al topazio. Non essendo filtrati spesso peccano in limpidezza ma hanno una buona consistenza e struttura. 

Al naso questi vini sprigionano profumi floreali di fiori essiccati e di frutta matura disidratata e candita, di pesca sciroppata, albicocca e dattero e mela al forno e profumi erbacei di ginepro, salvia, rosmarino e persino resina. Altri sentori caratterizzanti zafferano, cannella, carruba, pietra focaia, idrocarburi, torrone e incenso. 

Pregio degli orange è inoltre l’ampia versatilità di utilizzo per gli abbinamenti food.

L’Ais Bari ha organizzato questa interessante degustazione guidata dalla sommelier Betty Mezzina che ha condotto la serata presentando alcuni orange pugliesi di cui hanno narrato la storia proprio i produttori invitati.

11 i vini in degustazione… Il primo, VERDECA 2016, Tenuta Macchiarola. E’ all’aspetto di un giallo dorato sebbene la verdeca non abbia solitamente quel colore. Spiccano albicocca candita, caramella d’orzo, grande freschezza e sapidità . Di pronta beva, ma diverso rispetto all’altro orange dell’azienda, il BELLE VIGNOLE 2016. Questo è un fiano, il primo macerato prodotto da Macchiarola. In questo caso la macerazione è più lunga, di circa 15 gg., il colore è più chiaro e i profumi più dolci. 

Mini verticale con i vini di Cantine Imperatore, azienda di Adelfia (BA) che ci offre in degustazione due annate 2015 e 2016 del noto QUARTO COLORE. Ve ne avevo già  parlato in altre occasioni e stavolta ho avuto modo di notare le differenze delle due versioni: la più giovane è di un giallo paglierino dai riflessi ramati e dei sentori di arancia e rosa, l’altra annata è caratterizzata invece da un colore più intenso e una maggiore rotondità. Questo macerato è prodotto da uve pampanuto, che nella versione non orange non aveva grande acidità. Qui invece esprime il meglio di sè.

L’azienda che mi ha davvero colpito è Cantina Giara. E’ stato molto interessante apprenderne la storia dalle parole del proprietario, il dott. Giorgio Nicassio. L’azienda agricola vitivinicola si trova sempre ad Adelfa, nel cui territorio l’escursione termica dona alle uve un’importante freschezza. L’intera produzione rispecchia la loro filosofia per cui si producono vini naturali e si coltiva primitivo, verdeca, malvasia bianca, moscatello bianco su terreni calcareo-argillosi con rese contenute. Ma è dal grechetto, vitigno innestato dal nonno di Giorgio, che si produce il primo orange in degustazione, un MELECH 2016: 80% grechetto 20% malvasia. Se ne producono 800 bottiglie. Il vigneto ha 40 anni di età, la raccolta è manuale, la fermentazione è spontanea con lieviti indigeni e la macerazione con le bucce è di circa 8/10 giorni. Questo vino, 13% di gradazione alcolica, è di colore giallo ambrato, al naso si colgono sentori di mela, pietra focaia, a cui si uniscono all’assaggio sentori di zafferano e liquirizia. Mi ha davvero colpito per la sua complessità e intensità gusto-olfattiva e la sua origine!

Il secondo è il MONS RONI CANNITUM 2016. Il nome e l’etichetta di questo vino narrano la storia di Adelfia, che mutua la sua denominazione dal greco “Αδελφός”, fratelli. Sì perché si tratta di una storia di fratellanza, data dall’unione dei due Comuni Montrone e Canneto nel 1927. La cantina ricorda il villaggio di Mons Roni, dal nome del commerciante bizantino Roni Sensech che nel 982 si stabilì in un luogo poco distante da Bari e di Cannitum, dal nome delle capanne che vi iniziarono a costruire i Normanni nell’XI sec. durante l’assedio di Bari. Questo è un blend di verdeca 60%, malvasia 30% e moscato 10%. Se ne producono 1500 bottiglie all’anno ed è il più orange degli orange, in cui prevalgono i caratteri della malvasia con un gusto davvero unico. 

E da ultimo un fuori programma: il FATALITA’ 2012. Un malvasia in purezza. Se ne producono 700 bottiglie. Fa 8 gg. di macerazione sulle bucce e affinamento in barrique per 7 mesi. Il colore è ambrato, i profumi dolci con un tocco di erbe aromatiche e all’assaggio una grande intensità  e morbidezza. Sale decisamente sul podio degli orange della degustazione!

Passando a un’altra grande produttrice, Valentina Passalacqua ci presenta COSI’ COM’E’ 2015, ricordando che questo vino rappresenta un po’ lei stessa e il concetto per cui i suoi vini sono sinceri, così come sono e per questo possono piacere o meno, ma con naturalezza. Questo è il biodinamico per eccellenza, si produce ad Apricena (FG), alle pendici del Parco Nazionale del Gargano, dove le pietre bianche calcaree donano al vino una grande mineralità. Si produce da falangina in purezza, 4 gg. di macerazione sulle bucce e fermentazione spontanea. In questo si coglie una sfumatura di topazio ed è un vino davvero fresco e minerale. 

Ancora, Leonardo Pallotta ci presenta I TRE VOLTI 2015. Leonardo Pallotta è un “architetto del vino”, che nonostante la sua professione di base non ha mai dimenticato i terreni della sua famiglia, nell’agro di San Severo (FG). Il vino in degustazione è 85% di bombino bianco e un 15% di malvasia di Candia e moscato. Il contatto con le bucce dura 4-5 gg. e poi c’è un breve passaggio in barrique, che si rintraccia al naso con la percezione di una leggera tostatura. Il colore di questo orange è un dorato più tenue e colpisce per persistenza e freschezza al gusto. 

L’azienda Agricola Paglione offre in degustazione un orange dal nome impegnativo: L’ECLETTICO. Annata 2015, blend 50% bombino bianco e malvasia bianca. La zona di produzione è Lucera (FG), la patria del noto Cacc’e Mitte. La macerazione sulle bucce è di circa 8 gg e fa affinamento in acciaio 8 mesi e in bottiglia per altri 8. Di questo vino si producono 2000 bottiglie tutte numerate a mano. Spicca il colore dorato intenso di questo vino, dai profumi floreali e dolci dati dalla maestosa malvasia che primeggia al naso e al gusto, equilibrata però dall’acidità del bombino. 

Ultimo ma non meno importante l’EPIRO, Cantine Pirro, azienda di Troia (FG).  In realtà questo è un intruso, perché non si tratta di un orange, ma di un nero di Troia in purezza vinificato in bianco, non filtrato. Subisce un po’ il processo contrario rispetto ai macerati ma è un genere che mi piace sempre perché è un bianco completamente diverso dai soliti. Fa 6 mesi in tonneaux di rovere francese e poi in bottiglia. Si distinguono sentori di frutta matura e una bella speziatura.

L’orange wine è particolarmente apprezzato all’estero… per gli interessati segnalo l’Orange Wine Festival a Izola in Slovenia, nella chiesa sconsacrata di S. Maria d’Alieto, che offre un bel panorama su questo quarto genere del vino! 

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