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I segreti del Nero di Troia: verticale Puer Apuliae

 

Oggi vi parlo di un vino, un vitigno, tutto pugliese…il NERO DI TROIA! L’ultimo evento organizzato dall’AIS Bari ha visto questo vitigno protagonista di una verticale d’eccezione con il “Puer Apuliae” Rivera.

Ci ha raccontato la storia di questa uva di Troia Giuseppe Baldassarre, sommelier AIS, e autore del libro “Nero di Troia. Dal mito alla scienza fra storia e racconti”. Quando i racconti mitologici hanno a che fare con il vino e la Puglia non si può che rimanere incantati… Perché uva di Troia? La leggenda rimanda all’antica città dell’Asia minore. Si narra che Afrodite, madre di Enea, accorse in aiuto del figlio durante lo scontro con Diomede. Diomede ferì la dea e Afrodite si vendicò, cancellando la memoria della moglie di Diomede che, tornato a casa, non fu più riconosciuto dalla famiglia. Così vagò per mari fino ad arrivare alle Isole Tremiti (di qui le Isole Diomedee), portando con sé le barbatelle del nostro vitigno. Fondò Canosa, Arpi e pare che, risalendo il fiume Ofanto, avesse piantato l’uva di Troia, delimitando i campi con le pietre delle mura di Troia usate come zavorra. Il nero di Troia veniva chiamato vitigno di Canosa dal nome dell’antica città, detta anche piccola Roma (costruita infatti su 7 colli e dalla grande importanza archeologica). In epoca romana era conosciuta per il vino Canusium, le cui origini non erano conosciute. Mancano anche testimonianze della presenza del vitigno all’epoca di Federico II, il puer apuliae per eccellenza, che sicuramente però favorì la viticoltura in quelle zone. Le prime tracce del Nero di Troia si attestano nella prima metà dell’Ottocento, mentre il nome dell’uva è definito nella seconda metà del XIX secolo. Nel Novecento gli studiosi hanno escluso però tali affascinanti origini del vitigno, come hanno escluso peraltro anche la provenienza del vitigno dalla città Troia in Capitanata. Di sicuro, qualsiasi siano le origini del vitigno, degno di nota è stato il riconoscimento di eccellenza a quest’uva in purezza da parte di Luigi Veronelli nel 1990.

Proprio negli anni 90 Rivera, al fine di valorizzare la varietà Nero di Troia, portò avanti il progetto Puer Apuliae. Ce ne hanno parlato Carlo de Corato, i suoi figli Marco e Sebastiano, e Angelo Mauriello, enologo dell’azienda che opera in zona Castel del Monte

Recuperando vecchie uve dall’acino piccolo idonee a una produzione di alta qualità reinnestate nel nuovo vigneto in contrada Tafuri, riuscirono nell’intento voluto, con l’ausilio di tecniche enologiche francesi. Si tratta del delestage durante la macerazione (svinatura e rimontaggio in due tempi del mosto sulle bucce) e della microossigenazione in fase di affinamento (con la lenta inoculazione di ossigeno puro nel vino in vasca). La maturazione in barriques di rovere francese completa il tutto.  E di questo ce ne accorgiamo tutti durante il tasting guidato da Baldassarre…

Il primo vino in degustazione è un Violante, una fedele interpretazione del vitigno, da poco più di un mese in bottiglia. E’ un Castel del Monte Nero di Troia DOC 2014 , un vino fresco, scorrevole, che non necessita di un affinamento in legno e colpisce per le note fruttate (mora, mirtillo) e per la buona persistenza.

A questo segue la degustazione di PUER APULIAE. Per il primo vino, il Puer Apuliae 2011, la denominazione è Castel del Monte Nero di Troia Riserva DOCG (denominazione creata proprio nel 2011), che si distingue dalle altre DOCG (Castel del Monte Bombino Nero e Castel del Monte Rosso Riserva a base di uve di Troia in uvaggio con montepulciano) per la presenza di uve di Troia in purezza. E’ di colore rubino con delle evoluzioni verso il granato e ha una bella intensità olfattiva: emergono note di frutta sotto spirito, speziatura e una nota balsamica. All’assaggio risulta un vino tannico e fresco. Il Puer Apuliae 2009 ha invece, come gli altri in degustazione, la denominazione di Castel del Monte Nero di Troia DOC e si caratterizza per un colore granato più intenso, una elevata complessità olfattiva (frutta matura, note di cioccolato e canditi) ed è un vino più rotondo e carnoso del precedente. Il Puer Apuliae 2007 è il frutto di un’estate molto calda che, grazie allo shock termico, ha dato vita a questo vino particolarmente interessante. Mi ha colpito la varietà di sentori: dai fiori appassiti alle ciliegie, le more di rovo e la spaziatura (pepe, coriandolo, liquirizia). Al palato si scopre un tannino elegante. Un vino equilibrato e persistente. 

La degustazione prosegue con il Puer Apuliae 2005. Qui spiccano sentori di china, spaziatura, oltre che frutta matura e all’assaggio una bella nota tannica e una lunga persistenza. L’annata 2002 si caratterizza per la presenza di note terziarie, nonostante siano ancora presenti sentori floreali e fruttati. E’ un ottimo vino, che ha affrontato bene un’annata sfavorevole di piogge durante il periodo della maturazione. Contraddistinguono questo vino le note terziarie che lo rendono ancora più intenso dei precedenti. Ma la vera sorpresa è l’eleganza sprigionata dal Puer Apuliae  2001. Un vino in cui al naso le note fruttate si combinano con i sentori ferrosi, la spezzatura e tostatura e all’assaggio invece una lunga persistenza. Un vino che può ancora riservare sorprese nel tempo…

Hanno reso questo tasting unico sia la qualità di questo “fanciullo” Rivera sia la bravura di Giuseppe Baldassarre, che ha dimostrato il suo estro con dediche personalizzate del suo libro, trovando una rima per ogni nostro nome!

 

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